mercoledì 11 marzo 2009

Insomma...NOI STESSI!

Un 30 di Febbraio di un anno XY ci svegliamo, ci affacciamo alla finestra e ci lasciamo accarezzare dai seducenti raggi del sole; ci laviamo, ci pettiniamo, ci vestiamo e non mettiamo nemmeno un filo di trucco perché quelle ore di sonno anche se poche sono state così pienamente godute che non hanno lasciato sul nostro viso nemmeno un piccolo segno di stanchezza. Camminiamo per le affollate strade della città e ci sentiamo forti e invincibili, orgogliose di quella giornata come di tutto il resto della nostra vita, pronte a calciar via qualsiasi dolore ci attanagli trasformando i problemi in sorrisi con un semplice tocco del nostro coraggio.
Un 31 Febbraio di un anno XY ci svegliamo, ci affacciamo alla finestra e seguiamo con lo sguardo tutte le goccioline di pioggia che impetuosamente si affannano per ricoprire ogni singola superficie; ci laviamo, ci pettiniamo, ci vestiamo e cerchiamo col trucco di coprire quelle indelebili tracce di stanchezza che la notte agitata e angosciosamente insonne ha lasciato sul viso. Vorremmo uscire ma una ingestibile spossatezza attanaglia il nostro corpo e la nostra mente, la fragilità e l’insicurezza di quello che siamo trasforma in insoddisfazione la nostra incapacità di risolvere anche i piccoli problemi quotidiani, ci sentiamo tristi e inspiegabilmente soli.
Qualcuno potrebbe scientificamente o cinematograficamente (se riecheggia nei propri ricordi “La sindrome di Sthendal”) diagnosticare questi radicali cambiamenti di prospettiva come sindrome di doppia personalità. In realtà la soluzione è più semplicisticamente celata dietro gli inquietanti e repentini cambiamenti del nostro umore anche dopo aver ascoltato una canzone, dopo aver ricevuto una telefonata, dopo un incontro o una discussione; nella nostra umile umanità siamo capaci di trasformare le albe in tramonti o gli inverni in primavere e talvolta senza esserne nemmeno del tutto consapevoli. Per alcuni questa può essere una dannazione, qualcosa per cui maledire sole terra e luna, per altri può essere una benedizione, una manna dal cielo per rendere diverso e inaspettato ogni singolo giorno, dipende tutto da come si vive…Ricordate la storia del bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto? Ecco, quella! Non c’è una spiegazione razionale e certo non dobbiamo cercare di cristallizzare i nostri atteggiamenti fissandoli sempre e comunque con una specifica motivazione. L’istinto arde in noi come la fiamma di un incendio che divampa, perché frenarlo? C’è forse qualcosa di male nell’essere se stessi? A prescindere credo che la bellezza di questi imprevisti cambiamenti stagionali nella nostra anima siano frutto della nostra vulnerabilità, delle nostre piccole o grandi incertezze, della nostra paura dell’ignoto, del nostro essere così deliziosamente imperfetti, insomma del nostro essere così dolcemente umani.

martedì 10 marzo 2009

Meglio farlo che pensarlo...;-)

Inutile cercare per tanto tempo nel vaso di Pandora quello che in realtà abbiamo ogni giorno sotto mano. Certo è che nei momenti di crisi, nei raptus di follia dopo aver scoperto un tradimento, negli alti e bassi di solitudine, nelle ore di vacanza fuori con gli amici…quello che arriva salvifico a grandi ali a risollevare le sorti delle nostre perplessità mentali è il sesso, si avete capito bene, il sesso.
Dopo aver scoperto un tradimento la maggior parte della gente si tuffa a capofitto in un atto di rivendicazione usando una scopata fugace col primo o col secondo che capita;
-ci si lascia, una storia finisce e dopo poco tempo anneghiamo in una relazione sessuale con una persona che a mala pena conosciamo pur di far illusoriamente tacere i nostri dolori e i nostri ricordi;
-camminiamo per strada, conosciamo una persona che ci attrae parecchio e uno dei primi pensieri che attanaglia la nostra mente è la curiosità di conoscerla tra le lenzuola,…dai non facciamo gli ipocriti, parlo di quei flash mentali che punzecchiano la nostra immaginazione più perversa quando scatta un istinto carnale;
-andiamo in vacanza con gli amici e volendo o volando ci scappa sempre la storiella estiva;
-iniziamo un nuovo lavoro e troviamo una persona con cui scatta una forte attrazione sessuale…state certi che prima o poi, lavorando gomito a gomito ogni giorno, arriverà l’acme della frammentazione dell’autocontrollo e lì, basterà la prima circostanza di una stanza vuota per saltarsi addosso;
-una studentessa e il suo docente si scambiano infuocate occhiate a lezione o all’esame e, chissà come mai, dopo innocui incontri per i corridoi di facoltà, saranno sufficienti quattro mura o un giro in auto per isolarli dal mondo e far scattare una passionale aggressione fisica.
Intendiamoci, non sto parlando della storia della vostra vita, del grande amore che attanaglierà il vostro cuore per sempre; parlo di quelle strane combinazioni chimiche che arrivano come impulsi irrefrenabili al cervello che in un travolgente turbinio feromonico vi fanno spogliare l’altra persona con gli occhi. Parlate di altro, sorseggiate un caffè, ogni tanto ci scappa una piccola e innocua carezza e poi, superata la soglia dell’imbarazzo vi scambiate un primo intenso travolgente bacio e di lì…via, rotolando passionalmente verso il letto o verso i sedili ribaltabili dell’auto, iniziate a toccarvi, a spogliarvi, a rincorrervi carnalmente. Disconnettete il vostro cervello e lasciate che tutti quei vogliosi istinti che prima erano solo nella vostra mente, prendano vita su quel corpo. L’inibizione che prima vi frenava si è trasformata in razionalità sessuale e vi convincete che l’unica cosa da fare in quel momento è sfrenarvi liberamente godendovela al massimo. Tanto si sa, quando non ci sono sentimenti, di norma non ci sono problemi. Di solito per queste cose non c’è mai un seguito sentimentale (e se c’è vi garantisco che durerà davvero poco,almeno nella maggior parte dei casi), restano piccoli punti esclamativi di soddisfazione personale nell’aver ottenuto qualcosa che volevate, lo sfizio che vi siete tolti nutrendo il vostro corpo e il vostro ego. Non voglio assolutamente materializzare il sesso, ma diciamoci la verità, certe avventure piombano nella nostra vita come una folata di primavera che distoglie il nostro sguardo dalla realtà e dai problemi; di sicuro non troveremo le risposte ai nostri dubbi tra quelle lenzuola, né dobbiamo in modo presuntuoso credere che sia sempre la scelta più giusta da fare; però potremo almeno goderci la soddisfazione fisica di un orgasmo in piena regola e la soddisfazione psicologica di aver fatto quello che volevamo quando, dove, come e con chi volevamo.

lunedì 9 marzo 2009

Le verità nascoste...si, nel cassetto

Un giorno un genitore, lontano e inconsapevole delle realtà che viveva il figlio in quel momento o forse accecato dall’amore e quindi con le mani davanti agli occhi per non guardare, varca la soglia della camera del figlio (o della figlia, non sto qui a soffermarmi sul sesso) e apre il cassetto per riporre le robe stirate. Oddio, la mamma sviene lunga lunga sul pavimento della cameretta e perde i sensi; si risveglia forse dopo qualche minuto quando il cagnolino le si avvicina per leccarle il viso. La povera donna incredula ripete a se stessa che forse era meglio quando, seguendo il consiglio della prole, lasciava la roba stirata sul letto e poi chi di competenza l’avrebbe messa a posto. Certo è che allungando le dita nel cassetto la mamma tira fuori una cosa lunga, di carta, morbida, con qualcosa di marrone dentro e alla punta degli sfilacci. La annusa e pensa:”oh mio Dio, mio figlio si drogaaa, nooooo,perché,.. perché a me!” . Mentre cercava di riporre la canna a posto così come l’aveva trovata onde evitare che il figlio s’accorgesse che aveva frugato nel suo cassetto, la povera donna aggiusta i boxer tutti da un lato come stavano e schiaccia per sbaglio una scatola. La prende, la tira fuori per ricomporla e farla ritorna nella forma originaria e inizia a leggere:”Duuureeex, super anatomici”. In preda allo sbigottimento pensa”Super anatomici? Ma mio figlio non usa gli assorbenti!” . Poi continua a leggere “Piacere vero”. Guarda la foto sulla scatola e, mentre una paralisi stava per bloccarle entrambi i lobi occipitali, volge lo sguardo al crocifisso della cameretta e con le lacrime agli occhi dice a voce alta: “Oh Gesù mio perdonalo se ha peccato, non sa quello che ha fatto! E io che credevo sarebbe arrivato vergine al matrimonio!Ma quando è cresciuto mio figlio? Ieri aveva due anni e andava a carponi e oggi si sta per laureare…ma dopotutto è ancora il mio bambino!”
Non contenta, ma ormai incuriosita, continua nel suo percorso investigativo. Sente dei rumori metallici. Ebbene si, tra le magliette e i calzettoni la donna scova due cerchi metallici legati da una piccola catenella con delle chiavi appese e pensa: “oh Santissima Vergine incoronata, fa che queste manette siano quelle che usava da piccolo per giocare a guardia e ladri con i cuginetti”! Ormai ha iniziato e deve proseguire; la donna continua. Mentre tira fuori le manette per riporle accanto a sé(e forse magari per rendere più piccante la serata col marito), un filo agganciato alla catenella tira fuori un pezzo di stoffa rosso in raso con dei ricami neri..La donna lo prende in mano, lo gira in un senso, lo gira nell’altro senza capire il verso giusto e, abbandonando per un istante il suo ruolo di genitore pensa “oh, cavolo nel sexy shop avrei sempre voluto chiedere alla commessa quale fosse il verso giusto per indossarlo, ma mi vergognavo. Ma perché non mettono insieme nella scatola un manuale di istruzioni. Con tutti questi buchi e questi gancetti…boh!”. Dopo questo momento di defaillance ritorna in sé e pensa: “Quella Rossella non è la ragazza giusta per mio figlio, l’ho sempre detto. E poi come fa ad entrare in questo pezzettino di stoffa. Da domenica prossima col cavolo che la invito a pranzo!”.
Frastornata, stupefatta, confusa la mamma è ancora lì in ginocchio sul pavimento, quando all’improvviso sente il rumore della porta di casa “Mamma, sono io, sono tornato”. La donna in preda al panico, ripone velocemente tutto nel cassetto ed esce dalla stanza. Superata la soglia si ricompone, si asciuga le lacrimucce e va verso il salotto per accogliere il figlio continuando a pensare:
“Ma dove ho sbagliato? Perché? Perché a me?”…si aggiusta un momentino i capelli “Mmmmhhh…però, quando va a scuola devo tornare nel cassetto per leggere la marca del completino intimo, era proprio carino! E poi devo ricordarmi di uscire più tardi con la scusa di comprare il pesce…Ho visto che Banana Moon aveva le manette in vetrina a 10 euro, dal sexy shop costavano di più”!

sabato 7 marzo 2009

Per sempre dentro di me

Ci siamo lasciati. E ripeto a me stessa che non possiamo tornare insieme; eppure non riesco a dimenticare:
-il soave suono della tua voce quando stringendomi a te tra le lenzuola mi sussurravi “Ti Amo”
-il profumo della crostata alle fragole che hai preparato per il mio compleanno
-il rumore dei tuoi pensieri quando mi guardavi in silenzio dopo aver litigato
-il profumo intenso della tua pelle quando il tuo corpo scivolava sul mio
-le tue labbra che baciavano le mie lacrime mentre i tuoi occhi mi ripetevano che tutto si sarebbe risolto
-le urla furibonde ed esasperate quando non riuscivamo a trovare un punto di incontro nelle discussioni
-le corse con la macchina per arrivare in orario al cinema avendo perso tempo lungo la strada per soddisfare un improvviso istinto sessuale
-le cene a lume di candela a casa tua
-la panna montata che spalmavi sulla mia pelle e che assaporavi dolcemente con la tua lingua
-le infinite coperte che mettevi sul letto perché morivo di freddo pur non sopportandole perché tu avevi caldo
-il bacio della buonanotte prima di addormentarci la sera
-le centinaia di canzoni cantate o i giochi di parole e gli indovinelli che facevamo in auto durante tragitti molto lunghi
-i panini che preparavamo prima di partire per una gita
-le albe e i tramonti assaporati abbracciati sulla riva del mare
-i film o i concerti o le cene nei locali lasciati a metà per correre in bagno e sbattersi violentemente contro il muro
-le lunghe telefonate di notte per confessarsi disinibite fantasie sessuali
-i mille bigliettini d’amore e i tanti regali che mi hai fatto senza un motivo o un’occasione
-le sorprese che mi facevi venendomi a trovare a lavoro
-tutte le volte che mi svegliavi all’alba perché mi desideravi troppo e non potevi aspettare nemmeno un altro secondo per fare l’amore con me
-il tuo straordinario spirito d’orientamento che ci salvava quando il Tom Tom dava d’aceto
-le infinite attenzioni che mi dedicavi per rendere speciale ogni mio giorno
-tutte le volte che hai smorzato il mio imbarazzo con la tua comicità
-la tenera delicatezza con cui mi sfioravi quando abbiamo fatto l’amore la prima volta
-le poche ma intense volte in cui mi hai ripetuto che sono la donna della tua vita
Non posso dimenticare tutto questo, o forse non posso dimenticare te.
Ho fatto entrare il tuo amore nel mio cuore, ho chiuso la porta e ho gettato via la chiave.

Il piacere del sesso

In questo mondo di linguaggi diretti e spudorati, di dissacranti violazioni del romanticismo, di minigonne vaginali e jeans a vita bassa con boxer a vista, di canzoni libidinose e confessioni licenziose, sembrerà strano ma il sesso, il vero sesso(non quello"tanto per farlo") per molti è ancora un tabù. Mi dissocio dalla mera materializzazione di un atto che per quanto fisico nel piacere e nel godimento, dovrebbe comunque conservare una propria dimensione di romantica spiritualità; mi stupisco però, con sommo rammarico, di quanto possa esistere di ancora tanto oscuro circa tale manifestazione nonostante i molteplici tentativi sociali di far luce sulle dinamiche, le problematiche, le perversioni associate a questa realtà fisica. Come mai aumentano i metodi contraccettivi e aumentano gli acquisti delle pillole del giorno dopo? Come mai aumentano le produzioni di preservativi e aumentano i casi di Aids? Come mai cresce il numero dei sexy shops ma diminuiscono le persone che liberamente rendono manifesti i propri acquisti in questo tipo di negozi? Come mai aumenta la libertà dell’individuo nei suoi rapporti sociali ma diminuisce il numero delle persone che esce preferendo restar a casa incollate davanti a una monitor lasciandosi coinvolgere da illusorie conversazioni virtuali? Perché è aumentata la possibilità di avere rapporti sessuali ma diminuisce il numero delle persone che lo fa fisicamente preferendo, invece, farlo virtualmente? Perdonate la disorientante e vorticosa sequela di domande che vi ho sottoposto, in realtà sono punti di una tragica riflessione che dovrebbero farci comprendere di come si sia a parer mio portato allo scoperto il lato sbagliato del sesso o almeno si sia machiavellicamente tramutato un bisogno umano in una moda. Tutti lo fanno, tutti lo usano, tutti ne parlano…ma sarei curiosa di sapere quante persone Vivono il sesso facendolo con sentimento(e non parlo d’amore ma di passione,anche nei rapporti occasionali), con consapevolezza e con coscienza. Vivere il sesso non vuol dire semplicemente farlo, vuol dire percepirne ogni più intima essenza nella sua peculiare istintività, bisogna mangiarlo, respirarlo, assaporarlo fino in fondo nei suoi lati più delicati e nei suoi lati più perversi. Oggi, invece, la smania del “farlo” ha sballottato la vera bellezza di un atto fisico tanto sublime quanto travolgente per far spazio ad una filosofia del mordi e fuggi privo di qualsiasi orgasmo psicologico. Peraltro la precocità con cui diminuisce la soglia anagrafica del primo rapporto sessuale ci dimostra come una banale scopata tra quindicenni nel bagno di una discoteca viola la bramante attesa di un’esperienza epocale della nostra vita e spalanca le porte ad una fredda, disincantata e insipida manifestazione di una tendenza sociale. Non c’è più il gusto di vivere con desiderio, con ansia, con quel dolce batticuore che rende fiabesco anche un rapporto occasionale, se vissuto sia con il corpo che con l’anima. Non sono un’ipocrita o un bigotta anticonformista che esce dal coro sociale con la sua voce dissonante e discordante; la mia è un’esaltazione del sesso (sia occasionale che non, sia con sentimento che senza) fatto con uno spirito maturo di chi vive un’esperienza carnale mettendo in gioco e facendo coinvolgere tutti i propri sensi. Non c’è nulla di più inquietantemente soddisfacente del perdersi tra le lenzuola sentendo urlare dal godimento le mani, le braccia, il seno, il collo, la lingua, gli organi e ogni singola parte del corpo e della mente che è possibile far esplodere di piacere; bisogna assaggiare ogni singolo istante sulla pelle mentre un intenso orgasmo ci impedisce di pensare e di ragionare razionalmente. Il sesso deve essere vivo, deve essere per noi assetati come un bicchiere di acqua ghiacciata in un’afosa giornata estiva: ci deve attrarre profondamente lasciando crescere in noi un infuocato desiderio di sensualità; berremo lentamente e intensamente dal suo calice lasciando scivolare nella nostra gola un piacere primordiale che ci attraverserà dentro fino in fondo e lì, dentro di noi, esploderà perversamente un incontrollabile istinto animale.

venerdì 6 marzo 2009

Punto e a capo

Da quando nasci e poi nel corso degli anni vivi tante di quelle esperienze che ti cambiano, in bene o in male ma che comunque ti aiutano a crescere. Vivi tante storie, baci diverse labbra, assapori più di un profumo e senti scorrere diverse mani sul tuo corpo. Ma c’è un momento nella vita in cui scopri te stessa negli occhi di una sola persona, riscopri la tua anima nelle sue parole e senti battere il suo cuore nel tuo corpo. Mentre ti abbraccia senti che non c’è nulla di più bello e di più emozionante al mondo perché il mondo si schiude lì, tra le sue braccia. Purtroppo non tutte le favole, almeno su questa terra, hanno un lieto fine; capita a volte che anche le cose belle finiscano e passino, ma non si dimenticano. Così scopri che all’inizio lo cerchi negli occhi, nelle mani, nei sogni di tutti gli altri ragazzi che incontri; ogni film, ogni canzone, ogni fotografia parla di voi e dei vostri ricordi. Nessuno potrà mai prendere il suo posto nella tua vita, nulla cancellerà mai le erotiche e passionali sensazioni che vi hanno unito dentro e fuori le lenzuola mentre un insoffocabile istinto carnale palpita ogni volta che vi rincontrate. Vivervi è stato meraviglioso, lasciarvi è stato un eterno morire. Il tuo cuore non trova pace e credi di non riuscire più a sentire il profumo della primavera. Inutile negarlo, le teatrali conclusioni shakespeariane d’impronta tragica non esistono più, ma nulla ti impedisce di portarti dentro tutto quello che hai avuto la fortuna di sentire, respirare, vivere insieme a lui e che l’ha reso l’uomo della tua vita. Non si può scordare il Paradiso dopo averlo conosciuto ma passando attraverso l’Inferno, c’è la possibilità di raggiungere almeno il Purgatorio. Così quando le taglienti lame della tristezza s’affievoliranno forse ricomincerai a volgere lo sguardo altrove alla ricerca di una nuova storia e forse,chissà, di un nuovo amore. All’inizio sarai spinta da una compulsiva voglia di gettarti a capofitto in avventure insensate; poi, stanca e insoddisfatta dallo svendersi ad occasionali esperienze che non rimarginano le ferite, stroncata da un simile annichilimento della tua umanità sentimentale,inizierai a cercare un’altra persona a cui voler bene. Inevitabilmente partirà il confronto e modellerai tutti i nuovi ragazzi sull’ideale del tuo amore, sarai inquieta e incontentabile, in preda alla confusione e al turbamento. Se è vero che tutto inizia e tutto finisce, di sicuro ci sarà sempre nella vita qualcosa che termina e un’altra che incomincia, estate e inverno s’alternano…perché non può accadere con le storie d’amore? Allora alziamoci da letto, alziamo la tapparella della stanza per lasciarci accarezzare dal sole (e se piove basterà accendere la luce!) e spariamo la musica a tutto volume…se inizia un altro giorno, inizierà anche una nuova vita. E in attesa che cambi la pagina del libro che cerchiamo così faticosamente di portare a termine, possiamo anche chiamare un’amica per annegare in una coppa di gelato o per organizzare un’ubriacata generale in un locale col karaoke.
La fortuna è dietro l’angolo…se non giriamo come facciamo a trovarla?!?

Un puntino su un foglio bianco...

Non si sa esattamente come funzionano le dinamiche sentimentali tra gli esseri umani; i poeti hanno scritto poesie, i pittori hanno fatto scivolare il pennello su tele tese e sconfinate, gli psicologi hanno frenato sui libri parole trascinate dal vento. Nonostante ciò si continua a sbagliare, ad innamorarsi, a scivolare, ad eccitarsi partendo con il corpo e ferendosi poi l’anima. Tutto inizia con chiacchiere leggere e risate fragorose che in realtà nascondono l’imbarazzante desiderio di volersi alzare di scatto lasciando cadere alle proprie spalle la sedia e sbattersi contro il muro perdendosi in un bacio passionale, caldo, travolgente. Le ore si tramutano in minuti e i minuti in secondi, il cuore comincia a battere all’impazzata e in un attimo di incontrollabile attrazione le bocche si avvicinano, le lingue si intrecciano e le braccia avvolgono due corpi che si perdono l’uno nell’altro. Ci si inchina dinanzi all’onnipotenza dell’irrefrenabile istinto carnale e silenziosamente i vestiti scivolano via e il profumo della pelle si perde tra le lenzuola. I gemiti riecheggiano e s’alternano con ansimanti sospiri di piacere mentre un caldo ardore sfiora pelli infuocate e frementi. Attimi di passione, d’emozione, di follia che credevamo svanissero con il sorgere di un nuovo sole e invece passano i giorni, le settimane, i mesi e lui è ancora accanto a te. Non sai perché ma stranamente percepisci un dolce piacere nel continuare a sentire la sua voce, a leggere i suoi messaggi, a trascorrere con lui soffici momenti di divertimento e spensieratezza. Poi un giorno accade qualcosa che sballa tutti gli equilibri, disorienta le consuete e tenere abitudini, altera la vostra dimensione. Inspiegabilmente e improvvisamente ognuno riprende le propria strada e con un silenzioso e profondo affetto nel cuore ci si allontana e ci si perde nei meandri di un’apparente amicizia che profuma spudoratamente di sesso e di attrazione fisica.